Leucemia: una cura senza chemio approvata dal Regno Unito

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Leucemia: una cura senza chemio approvata dal Regno Unito

In campo ematologico le cosiddette cure ‘chemio free’ sono ormai sempre più numerose. Alcune come ibrutinib sono in attesa di approvazione anche in Italia, anche in prima linea, cioè come trattamento di prima scelta. Una nuova combinazione di farmaci si avvicina per coloro che soffrono di leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria. Approvata dalla Commissione Europea, ora ha passato l’esame anche del NICE inglese, la nostra AIFA. Un passo importante perché la leucemia linfatica cronica è il tumore del sangue più comune, colpisce circa 1200 persone ogni anno in Italia. La giornalista Sara Pero ne ha parlato sul quotidiano La Repubblica, intervistando il prof. Antonio Cuneo, direttore della sezione di Ematologia dell’Università di Ferrara e raccogliendo anche le speranze di Felice Bombaci, Responsabile nazionale dei Gruppi Ail Pazienti (Associazione Italiana contro le leucemie i linfomi e il mieloma onlus). Riportiamo qui il testo dell’articolo, mentre in calce troverete il link all’articolo originale. Buona lettura.

Carlo Buffoli

Leucemia linfatica cronica, il Regno Unito approva la prima terapia chemio–free

L’Inghilterra ha appena approvato l’associazione di venetoclax e rituximab per i pazienti che non rispondono allo standard di cura. Un’opzione terapeutica che presto potrebbe essere disponibile anche nel nostro Paese

UNA nuova combinazione di farmaci che non prevede chemioterapia e che risulta più efficace contro la leucemia linfatica cronica recidivante/refrattaria (LLC R/R) sarà resa disponibile da parte del Servizio Sanitario Inglese ai pazienti già trattati in precedenza con le terapie standard. Preceduto dall’ok della Commissione europea dello scorso ottobre, l’Istituto Nazionale per la Salute e l’Eccellenza Clinica (Nice) del Regno Unito ha infatti approvato la combinazione chemio–free con venetoclax e rituximab. “Una decisione molto positiva per i pazienti inglesi. Ci auguriamo che anche l’Agenzia Italiana del Farmaco concluda rapidamente il processo di negoziazione per questa nuova opzione terapeutica e renda disponibile la terapia ai pazienti italiani che convivono con questa malattia oncologica”, ha commentato Felice Bombaci, Responsabile nazionale dei Gruppi Ail Pazienti (Associazione Italiana contro le leucemie i linfomi e il mieloma onlus).

IN COSA CONSISTE LA NUOVA COMBINAZIONE

La leucemia linfatica cronica è il tumore ematologico più comune: colpisce circa 1.200 persone ogni anno in Italia e comporta un accumulo di linfociti maturi (un tipo di globuli bianchi) per lo più nel sangue e nel midollo osseo. Purtroppo, la maggior parte dei pazienti trattati per LLC ha una recidiva della malattia. Rispetto alla terapia standard, basata sull’utilizzo di rituximab (un anticorpo monoclonale) in combinazione con la chemioterapia, la nuova strategia è chemio–free e consiste nella somministrazione dello stesso tipo di anticorpo, il rituximab appunto, ma in combinazione con venetoclax, un farmaco – il primo della sua classe – che si lega selettivamente alla proteina del linfoma–2 dei linfociti B (BCL–2), la proteina che si accumula e impedisce alle cellule tumorali di subire il loro processo naturale di morte o autodistruzione (apoptosi). Grazie a questo nuovo farmaco è possibile inibire la proteina in questione, ripristinando così il processo di autodistruzione delle cellule tumorali.

PIÙ EFFICACE E CHEMIO–FREE

La raccomandazione positiva del Nice si basa sui risultati dello studio di fase III MURANO, durante il quale sono stati valutati efficacia e sicurezza di questo nuovo trattamento rispetto al regime standard di chemio–immunoterapia con bendamustina in combinazione con rituximab.

“I dati dello studio MURANO hanno evidenziato che l’associazione venetoclax più rituximab ‘chemio–free’ è in grado di offrire una sopravvivenza libera da progressione di malattia superiore rispetto alla chemio–immunoterapia convenzionale. Inoltre, per la prima volta, un regime terapeutico che include una nuova molecola, venetoclax, combinato con un anticorpo monoclonale, può essere somministrato per un periodo fisso, ovvero per due anni, alla fine dei quali i pazienti possono interrompere l’assunzione del farmaco”, sottolinea Antonio Cuneo, direttore della sezione di Ematologia dell’Università di Ferrara. “E permetterà – conclude Bombaci – di vivere più a lungo con la prospettiva di un periodo senza trattamento, consentendo inoltre risparmi per il sistema sanitario nazionale”.

Sara Pero

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