Millenials ‘sotto attacco’ da sei tipi di tumore

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PIÙ FORTI DEL CANCRO

Millenials ‘sotto attacco’ da sei tipi di tumore

Una importante ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista The Lancet Public Health, svela i retroscena sul rapporto perverso tra stile di vita e probabilità di sviluppare un tumore. I ricercatori della società americana di oncologia (American Cancer Society) nello studio hanno esaminato circa 15 milioni di americani, cui è stato diagnosticato un tumore tra il 1995 e il 2014. Parliamo di giovani di 25–35 anni, i cosiddetti ‘millenials’, oggi più a rischio addirittura dei loro genitori. L’aumento riguarda in particolare sei tipi di tumore, rimasti in questi anni quasi sempre nell’ombra. Ne parla la giornalista Vera Martinella sul Corriere della Sera, aiutandoci, insieme a due esperti, a capire come ad essere sotto accusa sia proprio lo stile di vita, e quindi il grasso viscerale e addominale. Quello che non si vede, ed è assai più pericoloso di quello che accumula in superficie. Gli esperti sono i proff. Maurizio Muscaritoli, ordinario di Medicina Interna al Dipartimento di Medicina Clinica e Direttore del Coordinamento Attività di Nutrizione Clinica alla Sapienza Università di Roma, e Giordano Beretta responsabile dell’Unità operativa di Oncologia medica di Humanitas Gavazzeni. Riportiamo qui il testo dell’articolo, mentre in calce troverete il link all’articolo originale (che – lo ricordiamo – è gratuito, ma richiede la sottoscrizione di un abbonamento dopo i primi 10 articoli letti ogni mese). Buona lettura.

Carlo Buffoli

INDAGINE USA

I 25enni più a rischio di cancro dei loro genitori a causa dell’obesità

I millennials, e soprattutto i 25–35enni, hanno maggiori probabilità di ammalarsi di uno dei sei tipi di cancro collegati ai chili di troppo. Già oggi i casi di tumore sono in aumento negli under 50. Ecco perché e cosa fare

Giovani adulti, tra i 24 e i 49 anni, che sempre più spesso si ammalano di cancro per colpa dei chili in eccesso e che oggi hanno il doppio delle probabilità di sviluppare un tumore rispetto ai loro genitori o nonni quando avevano la loro età. La pericolosa tendenza è in aumento negli Stat Uniti e a lanciare l’allarme sono i ricercatori dell’American Cancer Society che nei giorni scorsi hanno pubblicato uno studio sulla rivista scientifica The Lancet Public Health. Dopo aver esaminato i dati relativi a quasi 15 milioni di americani ai quali è stato diagnosticato un tumore fra il 1995 e il 2014, gli scienziati hanno individuato il trend in ascesa nei più giovani di sei tipi di cancro direttamente collegato all’obesità: endometrio, cistifellea, rene, pancreas, mieloma multiplo (una neoplasia che colpisce il midollo osseo) e colon retto, che ero già stato al centro di una ricerca precedente giunta alle stesse preoccupanti conclusioni. Ad essere sotto accusa in particolare è il tipo di distribuzione corporea del grasso oltre alla sua quantità assoluta: il grasso viscerale e addominale, situato in profondità intorno agli organi centrali del corpo (come ad esempio intestino, cuore, fegato) e quindi non palpabile è ben più pericoloso del grasso sottocutaneo che si accumula in superficie, tra pelle e muscoli.

Lo studio: millennials più a rischio dei baby boomers

I tumori sono malattie tipiche dell’invecchiamento e, anche in Italia, circa la metà dei casi si registra in chi ha più di 60 anni. Un discorso che vale anche per le neoplasie scatenate dal peso eccessivo. Tuttavia, la nuova analisi americana mette in luce che fra i millennials (una definizione che indica la generazione del nuovo millennio e comprende i nati tra il 1980 e 2000) sono in crescita proprio quelle malattie causate dai chili di troppo finora più comuni in chi ha superato la soglia dei 65–70 anni. Un esempio su tutti, il temibile carcinoma del pancreas, fra le neoplasie ancora oggi più letali e che generalmente colpisce gli over 65: le statistiche hanno registrato un aumento dei 4,34 per cento di casi fra i 25 e i 29 anni, del 2,47 per cento nei 30–34enni, dell’1,31 per cento nei 35–39 e solo dello 0,72 per cento in chi ha fra i 40 e i 44 anni. E il rischio di sviluppare cancro al colon, endometrio, pancreas e cistifellea nei millennials risulta doppio rispetto a quello dei baby boomers (ovvero i nati all’incirca fra il 1946 e il 1965, che oggi hanno tra i 50 e i 70 anni) quando avevano la loro età.

L’obesità, un’epidemia anche italiana

Dei sette miliardi e mezzo di abitanti del pianeta, più di due superano il peso consigliato: hanno cioè un indice di massa corporea superiore a 25 (sopra il 30 inizia l’obesità). Un problema che riguarda da vicino anche l’Italia: “Dati recenti elaborati dell’Osservatorio Nazionale sulla salute rivelano che più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) del nostro Paese è in sovrappeso – spiega Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo – mentre una persona su dieci è obesa (9,8%). Quasi la metà (45,1%) dei maggiorenni è in ‘eccesso ponderale’, cioè sovrappeso o obeso. Sempre in Italia, sono le persone tra i tra i 65 e i 74 anni quelle in cui si registrano percentuali più alte di eccesso ponderale: è sovrappeso il 52,6% degli uomini e il 40,3% delle donne; obeso il 16% dei primi e il 14,8% delle seconde”. Non va meglio, purtroppo, se si guarda ai più piccoli. Una recente indagine condotta da OKKIO ALLA SALUTE, su un campione di quasi 49mila bambini in età scolare ha messo in luce che quasi un terzo (il 31%) dei giovanissimi ha un peso superiore alle soglie raccomandate per l’età di appartenenza.

Il legame tra cancro e chili di troppo: ecco a cosa è dovuto

I chili in eccesso causano ben 4 milioni di morti ogni anno, il 40 per cento dei quali in persone che erano “soltanto” sovrappeso e non obese. Morti dovute soprattutto a malattie cardiovascolari, ma anche ai tumori. Qual è il legame fra grasso e cancro? Generalmente, per semplificare, si parla di una “relazione pericolosa” fra neoplasie e obesità, “ma la vera responsabile è la sindrome metabolica – chiarisce Giordano Beretta, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) –, che interviene in tutte le fasi del tumore, dalla formazione alla progressione, dalla resistenza alle terapie fino all’insorgenza di recidive. Una caratterizzata da aumento della circonferenza dell’addome, ipertensione arteriosa, ipertrigliceridemia, ridotti livelli di colesterolo “ buono” HDL e aumento della glicemia a digiuno”.

L’Italia

Le cifre allarmanti sui millennials riguardano anche l’Italia? “Ovviamente si, non esistono purtroppo frontiere geografiche o culturali in grado di arginare il cancro – risponde Muscaritoli, che è anche Ordinario di Medicina Interna al Dipartimento di Medicina Clinica e Direttore del Coordinamento Attività di Nutrizione Clinica alla Sapienza Università di Roma –. I meccanismi che legano l’eccesso di grasso all’aumentato rischio di ammalarsi di cancro sono gli stessi su tutto il pianeta: gli stili di vita inadeguati, caratterizzati da eccessiva assunzione di calorie a fronte di una attività fisica insufficiente, portano ad un accumulo di tessuto adiposo e ad un aumento sostenuto e persistente di alcuni ormoni, quali innanzi tutto l’insulina e l’IGF–1 che hanno potenti azioni anatoliche. L’accumulo di grasso, soprattutto il cosiddetto grasso viscerale, favorisce il rilascio di sostanze che provocano l’infiammazione oggi considerata un potente stimolatore della crescita tumorale”.

Quali sono i parametri da monitorare

“Diversi studi hanno messo chiaramente in evidenza che l’eccessivo peso non solo fa crescere le possibilità di ammalarsi, ma anche di morire di cancro – conclude Beretta, responsabile dell’Unità operativa di Oncologia medica di Humanitas Gavazzeni –. Chi è obeso rischia di sviluppare forme più aggressive e difficili da curare, così come ha maggiori probabilità di avere una recidiva di un precedente tumore o di andare incontro a complicanze durante le cure. Nel paziente obeso il trattamento rischia di essere ridotto o eccessivo a causa della differente distribuzione del farmaco che si verifica nel grasso corporeo. Fortunatamente sappiamo anche che dimagrire contribuisce, concretamente, a migliorare la situazione. Per tenere sotto controllo il proprio peso corporeo sono importanti due parametri: l’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index) che si ottiene dividendo il peso (espresso in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza e la circonferenza della vita (misurata all’altezza dell’ombelico), che è un indice del tessuto adiposo addominale in relazione al rischio di malattie cardiovascolari e dismetaboliche e che non dovrebbe superare gli 80 centimetri”.

Vera Martinella