Tumore prostata, prevenzione possibile con finasteride

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Tumore prostata, prevenzione possibile con finasteride

A volte non è necessario temere i costi delle cure. Si scopre spesso che con farmaci poco costosi si possono ottenere grandi risultati. È il caso della finasteride, un farmaco usato da molti anni per la cura della ipertrofia prostatica benigna e che – da quanto dimostrato da uno studio pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine – è efficate anche come strategia per la prevenzione del tumore della prostata, il più diffuso tra gli uomini e ancora oggi molto pericoloso se diagnosticato tardi. Secondo i ricercatori autori dello studio questo farmaco potrebbe avere un grande impatto sulla salute pubblica, perché affidabile ed economico. E garantirebbe una strategia aggiuntiva a quelle già in uso per la lotta contro il cancro alla prostata, la cui incidenza secondo le stime dell’American Cancer Society sarebbe in aumento.

La giornalista Sara Pero ne ha parlato su La Repubblica con il prof. Sergio Bracarda, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni. Buona lettura

Carlo Buffoli 

 

Tumore della prostata, prevenzione sicura ed efficace con finasteride

Pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati di un ampio studio che ha coinvolto oltre 18mila persone, confermando l’utilità del farmaco nel ridurre il rischio di sviluppare questo tipo di cancro

“La finasteride è sicura, poco costosa ed efficace”. È questo il commento degli autori dell’ampio studio appena pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine. Il farmaco in questione – al momento utilizzato per l’ipertrofia prostatica benigna – sembra “funzionare” bene altresì come strategia preventiva del cancro alla prostata, anche a distanza di parecchio tempo. Non solo: non sembra esserci più alcun dubbio sull’esclusione che la sua assunzione possa essere associata a un aumentato rischio di sviluppare tumori più aggressivi. Sono questi i nuovi promettenti risultati di quello che rappresenta uno dei più ampi studi mai condotti su questa malattia oncologica – il Prostate Cancer Prevention Trial –, iniziato 25 anni fa coinvolgendo migliaia di persone selezionate tra il ‘93 e il ‘97 negli Stati Uniti e in Canada.

I RISULTATI DELLO STUDIO

“Da questa nuova analisi – commenta Sergio Bracarda, membro del Direttivo nazionale AIOM e Direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni – emerge un dato interessante sull’efficacia della finasteride nella prevenzione del cancro alla prostata, in quanto viene confermata la possibilità di ridurre del 25% il rischio di sviluppare questo tipo di tumore, che purtroppo rappresenta la prima malattia oncologica per incidenza negli uomini. Non viene invece confermato il rischio di sviluppar forme più aggressive di tumore prostatico, dato che era sembrato emergere in passato. Questo con un follow up di ben 18 anni su una popolazione di quasi 19mila pazienti”.

Stando alle conclusioni dei ricercatori il farmaco potrebbe avere un grande impatto sulla salute pubblica, perché affidabile ed economico. E garantirebbe una strategia aggiuntiva a quelle già in uso per la lotta contro il cancro alla prostata, la cui incidenza secondo le stime dell’American Cancer Society sarebbe in aumento.

VERSO NUOVE STRATEGIE DI PREVENZIONE ONCOLOGICA

“Quello che dovremo capire in futuro – riflette Bracarda – sarà a chi far assumere il farmaco: se a tutta la popolazione maschile o soltanto ai pazienti a maggior rischio di tumore. Questo perché c’è un aspetto da non sottovalutare nel caso in cui la finasteride venisse somministrata a tappeto nella popolazione maschile come strategia preventiva, e cioè la riduzione del valore del Psa (test Antigene Prostatico Specifico), uno dei principali parametri considerati per valutare il rischio di avere un cancro alla prostata”. Generalmente, infatti, questo valore risulta alterato (con valori più alti rispetto al normale) in presenza di carcinoma alla prostata. “Una buona comunicazione medico–paziente – conclude lo specialista – diventerà indispensabile per evitare di sottostimare, o al contrario indagare quando non ce ne sarebbe bisogno, il rischio di avere questa malattia oncologica”.

Sara Pero

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