Tumore rene, una ‘doppietta’ di immunoterapie aumenta la sopravvivenza libera da altri trattamenti

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Tumore rene, una ‘doppietta’ di immunoterapie aumenta la sopravvivenza libera da altri trattamenti

23 ottobre 2018

Monaco

Nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato o metastatico (RCC), precedentemente non trattati, la combinazione due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, è associata a una sopravvivenza libera da trattamento significativamente più lunga. Lo dimostra lo studio di fase 3 CheckMate-214, presentato al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo). Con un follow-up minimo di 30 mesi, il 36% dei pazienti trattati con la combinazione nivolumab più ipilimumab è ancora vivo e non necessita di una terapia successiva, rispetto al 16% dei pazienti a cui è stata somministrata una terapia standard. Dopo 2 anni, tra coloro che hanno interrotto la terapia, è libero da trattamento il 19% dei pazienti del gruppo di combinazione rispetto al 6% dell’altro gruppo.

“I risultati di questa analisi del CheckMate-214 – spiega David F. McDermott, direttore del programma di Immuno-Oncologia presso il Beth Israel Deaconess Medical Center – forniscono importanti informazioni sulla potenziale possibilità di ottenere un beneficio clinico duraturo con la combinazione di nivolumab e ipilimumab nei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato verso i quali vi è un rilevante bisogno clinico insoddisfatto”. Il carcinoma a cellule renali è il tipo di tumore del rene più comune negli adulti, responsabile ogni anno di oltre 140.000 morti nel mondo. L’RCC è circa due volte più comune negli uomini che nelle donne, con i tassi più alti in nord America e in Europa. A livello mondiale, il tasso di sopravvivenza a cinque anni nei pazienti con diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12,1%.

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