Il futuro della ricerca e l’immunoterapia (Rossana Berardi)

IN DIRETTA DAL CONGRESSO ESMO 2019

PIÙ FORTI DEL CANCRO

IL FUTURO DELLA RICERCA E L’IMMUNOTERAPIA

Rossana Berardi

Direttrice della Clinica Oncologica e dell’Unità di sperimentazioni cliniche degli Ospedali Riuniti di Ancona – Università Politecnica delle Marche

Fin dai primi anni della mia attività, mi sono sempre occupata di ricerca clinica e, negli anni più recenti, anche di ricerca traslazionale, cioè quella ricerca che studia l’espressione di biomarcatori che possono aiutarci a predire la risposta alle terapie o la prognosi dei pazienti. Sono cresciuta da ricercatrice e, sin da quando ho iniziato, mi hanno sempre spiegato che i pazienti con uguale patologia andavano trattati tutti allo stesso modo.

Tutto, però, sembra essere cambiato: oggi, anche con l’incarico di Direttrice della Clinica Oncologica di Ancona e dell’Unità di sperimentazioni cliniche – accreditata per gli studi di fase I, ovvero che sperimentano per la prima volta nell’uomo un farmaco – posso dire di aver assistito ad una vera e propria rivoluzione, un cambio di paradigma che ci ha portato a non dover più considerare un paziente uguale all’altro, a non fare più paragoni sia tra i tumori che tra coloro a cui ci rivolgiamo quotidianamente. Ed è questo che provo a spiegare ai miei pazienti così come ai miei studenti.

Dobbiamo guardare più in là ed uscire dallo schema utilizzato fino a qualche anno fa: dobbiamo capire che non esiste, per esempio, un solo tipo di tumore al polmone, ma almeno cento possibili varianti tutte da analizzare in modo distinto. Non cambia quindi soltanto il profilo biomolecolare della malattia, ma anche il profilo individuale dei pazienti a cui ci riferiamo. La stessa persona può ricevere, avendo la stessa generica patologia, cure uguali, ma che hanno diversi modi di evolversi. Oppure apparentemente le malattie sembrano essere uguali, ma in realtà hanno un profilo biologico molto differente che imporrà anche differenti trattamenti.

Negli ultimi anni quello a cui stiamo assistendo è un vero e proprio stravolgimento nel modo di affrontare lo studio delle cure tumorali: abbiamo cominciato a trattare un tumore non per l’organo in cui è nato ma attraverso il bersaglio biomolecolare che può essere espresso dai vari tipi di tumore. Sempre di più ricerchiamo il profilo biologico, genetico, della malattia, trattandola per la presentazione biologica, patologica, morfologica e biomolecolare con cui ci appare.

La “personalizzazione delle cure” è la “rivoluzione copernicana” di cui siamo stati protagonisti e partecipi, uno strumento attraverso cui è possibile potersi sentire anche più forti del cancro.

Le più tradizionali armi di chemioterapia, di radioterapia, ormonoterapia o chirurgia vengono sempre più affiancate o integrate da strumenti ben più innovativi come possono appunto essere le target therapy o l’immunoterapia, che ha già cambiato la storia di alcuni tumori (tra cui melanoma, tumore del polmone, tumore del rene) e che sta cambiando anche quella di gran parte delle altre malattie oncologiche, talora sostituendo le terapie tradizionali. È il prossimo futuro. E il nostro lavoro e le nostre attività di ricerca vanno proprio verso una medicina di precisione in cui noi ricercatori diamo il nostro contributo quotidiano, identificando anche quelli che possono essere i nuovi fattori in grado di predire la prognosi o anche la risposta alle terapie messe in campo.

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