Target therapy e nuove strategie di cura (Chiara Cremolini)

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PIÙ FORTI DEL CANCRO

Target therapy e nuove strategie di cura

Chiara Cremolini

Ricercatrice in Oncologia Medica all’Università di Pisa

Fin dall’inizio del mio percorso in oncologia ho potuto partecipare in prima linea a diversi studi di “ricerca indipendente”, quella che nasce su domande che dipendono direttamente dall’attività clinica. È una ricerca dura, richiede passione e tenacia ben oltre le ore di lavoro che vengono dedicate all’assistenza ai pazienti.

Grazie ad alcuni di questi studi e ai loro risultati mi sono sentita più forte del cancro: avevo avuto un ruolo da protagonista in una ricerca che aveva portato i pazienti a vivere di più con nuovi trattamenti. Ero parte di una storia che – al di là di riconoscimenti e pubblicazioni – ha fatto bene ai pazienti, ha inciso sulle loro vite.
Sono stati momenti chiave che hanno segnato parte di un cambiamento nelle linee guida del trattamento dei tumori, mi hanno fatto capire quanto fosse importante essere lì in quel momento. Grazie alla ricerca degli ultimi anni oggi abbiamo patologie per cui è aumentata la possibilità di guarigione, un obiettivo nemmeno ipotizzabile fino a poco fa.

La rivoluzione è stata passare dalle chemioterapie alle strategie a bersaglio molecolare, le cosiddette “target therapy”: usare farmaci che in maniera intelligente colpiscono solo le cellule malate escludendo quelle sane, con un miglioramento della qualità di vita per i malati. L’ultimo grande attore sulla scena è stato sicuramente l’immunoterapia che per alcune patologie sta conseguendo benefici ancor più importanti.

Tutto questo è stato possibile grazie ad ore ed ore di ricerca traslazionale, l’attività in laboratorio di persone che hanno investito il loro tempo, anche lontano dai pazienti, per studiare dei processi di base che sembrano apparentemente lontani dalla vita dei malati ma che in realtà sono fondamentali ed irrinunciabili per sviluppare strategie e farmaci efficaci nel tempo. Aver investito sulla ricerca di base nel recente passato e farlo ancora in futuro è una tappa imprescindibile e assolutamente necessaria per raggiungere nuovi risultati. La personalizzazione dei trattamenti – ossia l’identificazione, sulla base di alcune caratteristiche genetiche del tumore, di quale sia il miglior approccio per la cura – sarà il primo passo che nei prossimi anni ritroveremo nelle nostre cliniche.

In linea con questo cambiamento e parallelamente alla tendenza delle multinazionali del farmaco, gli investimenti delle grandi aziende italiane sono oggi più che mai orientati alla medicina di precisione e allo sviluppo di terapie mirate, in grado di agire direttamente sull’alterazione molecolare responsabile dell’insorgenza della malattia, con il duplice vantaggio di massimizzare gli effetti terapeutici del farmaco e migliorarne il profilo di tollerabilità. Dall’altro lato sarà egualmente fondamentale l’utilizzo continuato nel tempo di nuovi strumenti tecnologici a nostra disposizione in tutte le fasi della malattia a partire dallo screening: penso, ad esempio, alla “biopsia liquida”, la possibilità di poter ricavare informazioni sulla malattia già nei soggetti apparentemente sani con un semplice prelievo del sangue evitando così ogni metodo invasivo, uno strumento che aiuterebbe tutti ad impostare il miglior percorso terapeutico possibile per ogni paziente.

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