Tumori ginecoloci, biologia molecolare e ricerca traslazionale (Sandro Pignata)

ESMO CONGRESS 2020 PER L’ITALIA

PIÙ FORTI DEL CANCRO

Tumori ginecoloci, biologia molecolare e ricerca traslazionale

Sandro Pignata

Direttore della Struttura Complessa Oncologia Medica Uro-Ginecologica
Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli

Il presente e il futuro della lotta ai tumori è nella ricerca traslazionale, che avvicina sempre di più il laboratorio al letto del paziente e viceversa. Ho avuto la fortuna di poterne essere parte perché ho compiuto i primi passi da medico proprio in un laboratorio di ricerca sperimentale di base: quando, anni dopo, è nata la medicina di precisione io ero da tempo tornato in corsia accanto ai pazienti, ma quelle prime esperienze mi sono state utilissime per poter utilizzare sempre, nei progetti di ricerca clinica, conoscenze di biologia molecolare che oggi sappiamo essere decisive per affrontare i tumori, per essere davvero più forti del cancro. Oggi certamente lo siamo molto di più rispetto al passato, negli ultimi anni abbiamo assistito a rivoluzioni che hanno portato a cambiamenti nella gestione dei pazienti e nelle possibilità di cura impensabili soltanto pochi anni fa: avanzamenti possibili proprio grazie alla ricerca traslazionale e alla medicina di precisione che, in campo oncologico, hanno regalato ai pazienti non solo una maggiore aspettativa di sopravvivenza, ma anche una maggior qualità di vita. L’arrivo dei PARP-inibitori in prima linea per il tumore all’ovaio, per esempio, è una novità straordinaria perché sta cambiando la storia naturale della malattia: in un tumore che nella maggioranza dei casi portava a recidive, oggi riusciamo a evitarle o allontanarle moltissimo nel tempo, di anni e non soltanto di settimane. Lo stesso è accaduto con l’immunoterapia e le terapie antiangiogenetiche nel tumore del rene, che a fronte di profili ottimi di tollerabilità hanno triplicato, talora quadruplicato la speranza di vita anche nei pazienti più complessi. Si tratta di progressi che ci fanno davvero ben sperare e che spronano a proseguire sulla strada della medicina di precisione: sarà questa, in futuro, a poterci indicare quali sia la terapia realmente più efficace in ogni singolo paziente. Uno degli strumenti migliori per poter arrivare a risultati clinici rilevanti, inoltre, sarà sempre di più la collaborazione attraverso network di centri specialistici come il gruppo MITO nelle neoplasie ginecologiche o il gruppo MITURO per i tumori urologici: sono orgoglioso di farne parte e mi aspetto molto dagli studi dei prossimi anni, perché aver messo assieme una massa critica di clinici e ricercatori di base può davvero fare la differenza e portarci a offrire sempre maggiori speranze ai nostri pazienti. Perché non dobbiamo mai dimenticare che la lotta ai tumori è una grande avventura clinica, ma soprattutto umana: noi medici ci troviamo di fronte a persone, famiglie che vivono momenti di grossa difficoltà personale e abbiamo la possibilità di offrire loro un aiuto concreto, oggi, grazie alla ricerca, senza però mai dimenticare l’aspetto umano della cura. Nel corso degli anni ho costruito rapporti personali con molti dei miei pazienti, con famiglie che hanno avuto la sfortuna di dover affrontare più volte l’esperienza del cancro: si creano rapporti profondi, che ci cambiano. E soprattutto uniscono di fronte a un nemico contro cui oggi, per fortuna, siamo sempre più forti.